Un Viaggio nella Memoria No more


Tante volte avrei potuto varcare quel triste cancello con la scritta “Arbeit Macht Frei” , non l’ho mai fatto , tutte le volte che mi sono recato a Oswiecim non ho mai avuto il coraggio di andarci , non ho mai chiesto a nessuno dei miei colleghi come fosse , ho lavorato più di sei mesi nel Sud della Polonia e non ho mai avuto il coraggio di varcare il cancello del campo di concentramento di Oswiecim . Come ogni anno , domani si celebra la giornata della memoria , in molti cercano di nascondere ciò che è successo e che succede con altre etnie e in altre parti del mondo , l’invito ad andare a farsi un giro all’interno di questo campo di sterminio , uno dei tanti e il più tristemente famoso .Il nostro pianeta dovrebbe essere un luogo dove ci si incontra , dove le culture si scambiano e dove ci si accetta . Mi faccio una promessa e invito anche voi , prima o poi tornerò in Polonia e allora varcherò quel cancello . Quasi mi dimenticavo di dire che Oswiecim è il nome polacco di Auschwitz , Buona giornata e Buon Viaggio

auschwitz

 

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18 risposte a "Un Viaggio nella Memoria No more"

  1. Il ciclo della vita sta privando C delle testimonianze del racconto vissuto di questa immane tragedia.
    Alcuni giovanissimi neppure sanno chi fosse quella giovane ragazza che si chiamava Anna Frank… per loro sì che è importante come stanno facendo per fortuna molte scuole italiane percorrere trovarsi faccia a faccia con quei luoghi dell’orrore.
    Soprattutto in questi tempi che si torna a parlare di razza bianca e di immigrazione in termini apocalittici.
    Io voglio risparmiarmelo perché nella mia famiglia di non ebrei mio nonno si trovo ‘quasi per caso’ ad Auschwitz …
    Sherabuonagiornata

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      1. Veramente , peccato che con il tempo , anziché rafforzare gli insegnamenti che il passato ci ha dato tendiamo a disperderli , per esempio e me lo chiedo da molto , come è possibile che la Polonia dopo quello che ha subito durante il Nazismo e gli anni passati sotto il regime Sovietico , svolti a destra

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  2. Durante gli studi, ho frequentato per un’estate l’Università di Weimar (allora DDR).
    Una domenica ci caricarono tutti sul pullman. Avevamo 20 anni, venivamo da tutte le nazioni del mondo. Eravamo in Germania per studiare il tedesco ma avevamo tanta voglia di divertirci. Cantavamo, scherzavamo.
    Poi arrivammo a Buchenwald (in tedesco “bosco di faggi”) il campo è all’interno di una bellissima zona verde.
    Ricordo il silenzio, la pena, lo strazio.
    Conoscere, comprendere, non dimenticare. E’ l’unica arma che abbiamo.

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  3. La visita del campo di concentramento di Auschwitz è tra le mie priorità dei prossimi anni, non solo per mostrare a mia figlia gli orrori della guerra ma anche per ricordare a me stesso uno dei periodi più bui dell’umanità. Perchè ogni tanto ce ne dimentichiamo. Ben vengano quindi le giornate della memoria e ben venga la visita dei campi di sterminio, anche se questo ci fa star male.

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